Chiucchiù Stefania – Curriculum Vitae

Stefania Chiucchiù vive e lavora a Roma.
La sua formazione artistica parte da lontano e non subito in campo pittorico. Per più di una decina di anni, infatti, lavora con le più grandi agenzie pubblicitarie italiane occupandosi della produzione di Spot pubblicitari. In seguito dopo un lungo periodo di formazione acquisisce il diploma da stilista e modellista e mette la sua creatività a disposizione di numerose compagnie teatrali. Nel 2000 apre un piccolo atelier di moda che subito si afferma per le sue originali creazioni. Molte personalità dello spettacolo affidano a lei la propria immagine attratti dalla sua particolare ricerca di nuove forme e abbinamenti di colore e tessuti.

Ed è proprio nel suo atelier che incontra Thorsten Kircchoff, interessantissimo artista danese della Pop Art, e la poliedrica e geniale artista russa Velena Nikova. Inizia con loro una lunga e intensa collaborazione creativa che col tempo e l’esperienza diretta, la porteranno a considerare la pittura come sua attività principale. Denominatore comune delle sue diverse qualità artistiche è sempre stato il tentativo di abbinare stili, materiali e tecniche diverse con una particolare attenzione all’utilizzo del colore.

Nel 2008 entra a far parte dell’associazione artistica Art Arvalia Onlus che si occupa di promuovere e diffondere la cultura pittorica nel contesto urbano, organizzando corsi e mostre.

Le immagini dei suoi lavori vengono messe a disposizione di Viva La vita Onlus, associazione che si occupa dei malati e familiari di Sclerosi Laterale Amiotrofica, per la realizzazione di pergamene e biglietti di auguri solidali il cui ricavato serve a sostenere il progetto di ospedale a domicilio. (http://www.wlavita.org/)

Intorno ad alcune opere di Stefania Chiucchiù

Non è questo il luogo in cui si intende definire la pittura di Stefania Chiucchiù, piuttosto in poche e asciutte note si tenterà di accennare alle caratteristiche essenziali di alcune tra le sue opere più significative.

La fruizione dell’arte, esperienza evidentemente sublime e foriera di illuminazione, richiede una partecipazione che implica rispetto e considerazione del lavoro dell’artista.

Ed è proprio con rispetto che ci si vuole avvicinare ai suoi quadri, ricambiati sin da subito da una sensazione di armonia e di calore, un benessere interiore che l’artista sa rendere le sue opere capaci di infondere.

Ciò che dagli occhi entra per primo dentro di noi è il senso inconfondibile dell’equilibrio. La compenetrazione tra diversità della natura, tra estremi distanti e talvolta contrapposti, Yin e Yang nell’armonica fusione di elementi che pure rimangono estremamente distinti. Persino la luce mantiene i suoi confini, entro una rete invisibile che connette tutte le Sostanze Fondamentali e gli Organi che fanno capo ad un sistema di supervisione e di armonizzazione della circolazione energetica gestita dal Cuore. In quella compenetrazione emerge la dominanza e la centralità del femminile. Il mondo nel suo moto perpetuo.

Molte opere, in particolare e in modo significativo “Shine” e “Donnariccia”, presentano e rafforzano una delle idee centrali della pittura di Stefania Chiucchiù: l’autonoma potenza creatrice della donna, simbolo di ogni femminile (soprattutto linguistico – Natura, Arte), genera luce, energia vivificante, idee e intuizioni. Simmetriche o asimmetriche, le tele accolgono ed espongono il dipanarsi delle mille declinazioni di uno stesso nome, l’Amore Universale. L’idea che nel mondo sia immanente una spinta incontenibile, ben al di là di qualsiasi coagulo di civiltà, astorica e connaturata nella fibra strutturale della realtà. Realtà immateriale che riesce in sé ad accogliere ciò che di intangibile e astratto, gli uomini solitamente – e banalmente – considerano avulsa dalla realtà materiale.

Davanti ai suoi quadri, si avverte la sensazione di guardare in alto, senza mai oltrepassare i confini della luce, restando – mai dispersi in vertigine – entro il suo bordo rassicurante, segnato con decisione dall’uso sapiente del colore sulla tela.

L’essenza liquida della luce, il colore, senza mai irrigidirsi in figure strettamente geometriche, predilige la forma curvilinea. Quella luce, energia senza definizione, esplode in prospettive circolari, talvolta raggiungendo la perfezione della circolarità, più spesso diffondendosi entro circuiti di colore, come oro che cola nello stampo di un arabesco.

Motivo ricorrente e fortemente caratterizzato dalla nettezza della forma è il profilo femminile, esaltato in “Avanguardia” dalla sua stessa proliferazione, nell’illusione ottica in cui un volto prende forma dall’altro. L’umanità rappresentata nella sua idealità, la bellezza ironica che si compiace guardandosi e guardandosi intorno.

Il tempo nella pittura può diventare una tema complesso, può costituire addirittura una sfida condotta allo spasimo. Ne “Lo spirito dell’acqua”, più che in altre opere si concentra la forza necessaria per provare la metafora liquida del tempo nella dimensione cristallizzata della rappresentazione pittorica. Non è nel movimento che si avventura il tentativo, ma nella concentrazione di suggestioni simboliche: immagini del cosmo e stelle che appaiono ora per come erano milioni di anni fa quando iniziò il viaggio della loro luce, l’attesa inconsapevole per ogni umanità del tempo della propria nascita, bagliori di sterminati ammassi gassosi dai quali nasceranno nuovi soli. Non è nel movimento e nella sua rappresentazione convenzionale che si rappresenta il tempo nella pittura, qui ogni elemento nella sua perfetta immobilità, pare sospeso in un solo istante in cui simultaneamente tutto il tempo si rappresenta.

Il linguaggio del colore si articola nell’alternanza di tinte calde e fredde, risultando a tratti abbagliante, il nero intenso dei volti femminili assorbe i colori intorno, attraendo irresistibilmente lo sguardo e le luci, scivolando dentro le zone oscure, sfumano e stemperano, consentendo alle opere un cromatismo coerente e compatto. Il colore limita e controlla il potere della ragione e della logica interna, privilegiando così la sensazione emotiva, l’immaginazione.

In “Fly” risplende una chiarezza interiore, una precisione e una determinatezza, al cui interno restano come protetti e conservati i fantasmi dell’inconscio.
Il mistero in natura e nell’arte può essere definito come quella condizione in cui la realtà si intuisce e si interpreta, peraltro solo parzialmente, ma attraverso cui di contro si raggiunge la consapevolezza dell’esistenza di qualcosa d’altro.

E La bellezza, infine. La bellezza nell’arte contemporanea, soprattutto durante il secolo scorso, è stata sovente marginalizzata e degradata ad elemento non necessario sia per la creazione che per la fruizione dell’opera d’arte. Nelle opere di Stefania Chiucchiù non è così. La bellezza resta l’aspirazione non figurativa che consente allo sguardo di cogliere, al di là del senso e dei suoi complessi significati, il piacere della visione: una contemplazione attiva, quella che cerca i dettagli dentro l’ampio quadro della vita.

Prof. Mauro Pichezzi

Note Critiche:

Critico A.M. Barbagallo : Stefania Chiucchiù utilizza un policromatico compatto con un intelligente assemblaggio delle tinte. Costante una componente romantica di ascendenza Freudiana legata ad un’attenta analisi dei temi ispiratori

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