Crititca Mostra di Art Arvalia “La Cultura della Luce”

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“La cultura della luce” Critica della Prof.ssa Valeria Pallante

Commenti critici alla MOSTRA “LA CULTURA DELLA LUCE 2”

Prof.ssa Valeria Pallante

Biblioteca Guglielmo Marconi

Roma 17-24 Febbraio 2012

Passeggiare tra i lavori della Mostra “La Cultura della Luce” non è stato assistere ad una semplice esposizione di lavori su tema, ma in molti casi si è verificato quel meraviglioso accadimento del coinvolgimento emotivo, che è in definitiva il massimo obiettivo dell’Artista.

L’argomento della Mostra è stato sviluppato dagli Artisti di Art Arvalia in modo diversificato, tenendo conto dei due aspetti del tema “Luce”, proposti nel Progetto elaborato prima della realizzazione dell’evento, quello della Luce come Energia, progresso tecnologico, energia elettrica, energia sostenibile, rinnovabile… ( S. Chiucchiù, A. Ferrotti, P. Salvini, A. M. Trinchieri, S. Tubaro) e l’altro della Luce come espressione di emozione interiore, di illuminazione intellettuale, culturale, spirituale con l’auspicio che essa caratterizzi ogni momento della nostra vita e riesca in qualche modo a permeare anche gli “spazi” a noi vicini…(A. Anappo, M. G. Addari, W. Bettozzi, M. Bruziches, G. Cacciani, M. Clemente, P. Gambini, F. Gioja, A. Risi, L. Scacchi, C. Seri, M. S. Sollazzi, V. Ugolini, L. Ummarino, F. Zorri)

Entrando, da destra, nell’accogliente Spazio-Mostre della Biblioteca, cominciamo ad osservare gli originali e suggestivi lavori ispirati alla Luce come Energia, progresso tecnologico, energia rinnovabile in un mondo sostenibile:

Anna Maria Trinchieri -Al primo sguardo il contenuto della sua opera “OMAGGIO A THOMAS ALVA EDISON”,potrebbe far pensare ad una incompiutezza del progetto artistico, mentre ad una più attenta riflessione, non possiamo escludere che l’Artista voglia proprio suggerirci l’impossibilità della delineazione del futuro e quindi non abbia deliberatamente voluto esprimerne i contorni, lasciandoci soltanto lampi di luce nel centro del quadro, come a sottolineare le vibrazioni che salgono urgenti dall’interno e che si esprimono nella tensione vitale. Pertanto è stata privilegiata una pittura tonale con sfumature graduali dal giallo intenso verso le tinte più fosche ai margini del quadro.

Stefania Chiucchiù– “SHINE” – Un che di fantascientifico e accompagnato da vibrazioni oniriche che si sprigionano dal quadro cattura lo sguardo dell’osservatore e lo induce ad andare oltre il colore, il movimento, il soggetto stesso.La composizione dell’opera racchiude la visione metafisica di una grandiosa e potente energia, che proveniente dall’alto ed interpretata da vorticose e calde pennellate, manifesta la sua “mission” : penetrare nella testa per illuminare, o meglio, accendere la mente!La scelta del sesso femminile nel raffigurare la nera silhouette e la ricerca di particolari stilemi (vagina, utero, seno) usati nel rappresentare la lampadina, forse suggeriscono anche l’idea che è il genere femminile ad essere il più idoneo non solo a captare e ricevere questa energia ma anche a trasformarla e trasmetterla con forza e vigore ad altri: operazione che l’artista traduce sulla tela con l’esplosione di una miriade di frammenti luminosi.

Paola Salvini– “SPRECO ENERGETICO” – Quelle pennellate bianche, rosse e gialle che corrono veloci incrociandosi e scontrandosi lungo traiettorie multidirezionali disegnando linee tese come nastri d’organza e dirette verso molteplici mete in uno spazio infinito, creano un’immagine tridimensionale nella quale sembra di leggere lo sforzo impazzito che il genere umano- nell’affanno di raggiungere i propri traguardi -è costretto a sostenere quando si scontra o interagisce con le multiformi realtà.E se la scelta del titolo dell’opera – Spreco Energetico- può alludere, a prima vista, ad una visione pessimistica rinforzata dalla sottile simbologia nascosta nell’immagine, è purtuttavia evidente che l’Artista lascia intravedere una forte positività ed una chiara speranza in quel suo depositare sulla tela – proprio laddove avviene l’incontro/scontro – ripetuti bagliori luminosi che prefigurano la nascita di nuove energie e forze vitali.

Sonia Tubaro– ”IMPERCETTIBILI ELETTRONI” – Luminosi bagliori sembrano pulsare nella grigia roccia rivelando quanta energia nascosta divampa nel substrato terrestre sconosciuto così simile al fumante magma di pensieri, di idee, di visioni, racchiuso nella mente umana. Con tale consapevolezza l’artista, nel suo tracciare squadrate colonnine che svettano al centro della tela con differenti altezze e colori, ci propone un’immagine – resa come un fotogramma di strumento diagnostico – che immobilizza sulla tela l’impercettibile impulso vitale.

Aldo Ferrotti– “FIAT LUX” –   L’interesse e la curiosità si soffermano nel centro dell’opera laddove si aprono alcuni riquadri: sembra che l’artista voglia intraprendere un percorso didattico ed indicare ogni processo di trasformazione o evoluzione, qui metaforicamente espresso nell’elemento luce. L’autore utilizza il cromatismo dei contrasti, alternando nitide e fredde pennellate ad altre altrettanto precise ma rubate ad una tavolozza più calda e con la raffigurazione di cornici decrescenti apre sulla tela spazi squadrati, a mo’ di finestre su di un computer, che idealmente rappresentano le finestre illuminate sul mondo perché le immagini in esse contenute ci rammentano – in ultima analisi e senza l’ausilio di didascalie – che viviamo in un working progress con il quale è necessario rapportarsi.

Riprendendo l’iter di visita, ci fermiamo davanti agli altri quadri, così come li troviamo esposti,di Artisti altrettanto abili nel comunicarci quel particolare magnetismo proprio dell’Opera d’Arte, ispirata al concetto della Luce come espressione di emozione interiore, di illuminazione intellettuale, culturale,spirituale:

Wanda Bettozzi– “LUMINESCENZE”- E’ come guardare attraverso una cangiante gemma di alessandrite che luccica contro il sole raffigurato come una rutilante elica luminosa che lancia saette color ametista frammentate in sfarzosi rossi rubino, verdi smeraldo e blu zaffiro. Il dinamismo del turbinio iridescente di tali bagliori sulla tela affascinano l’occhio e la mente e lasciano sulla pelle un fremito dal sapore di Oriente.

Fiammetta Gioja-LUCE” – Ci si sente rapiti a scalare le lunghe linee sovrapposte fino a restare incantati ad   ammirare l’ultimo orizzonte esotico dove il calore fa tremare l’aria mentre essa sale in alto verso la striscia rosseggiante del cielo: la sofisticata tecnica dell’artista ha creato una atmosfera impalpabilmente luminosa nella quale lo spettatore – immergendosi in una dimensione metafisica – riesce a cogliere il senso di infinito.

Liliana Scacchi – “LUCE DI VITA”- Da una macchia scura fuoriescono, prepotenti, gialli raggi solari che inondano il cielo pennellato di azzurro profondo che – tempestato di gemme come un manto Mariano – si gonfia e galleggia sospeso su di una quieta e celeste acquamarina trasparente al punto da lasciare intravedere il suo bruno fondale dove leggeri atterrano gli ultimi segnali luminosi.

Maurizio Bruziches –“SETTIMO CIELO” – Nel guardare il quadro dal basso verso l’alto sembra di assistere alla descrizione di due mondi, “quello di sotto” indistinto e confuso e “quello di sopra” dove le forme e i colori acquistano una più chiara definizione: l’artista esprime la sua ricerca esistenziale nel rappresentare sulla tela il percorso ascensionale verso la perfezione, lasciando nel centro le due azzurre fasce parallele che rimandano alla visione di un cielo spaccato a metà da un’altra fascia totalmente bianca – evocante forse la luce che trascende la materialità .

Fiorella Zorri– “ATTRAZIONI” – Le rosse volute ai margini del quadro somigliano ai drappi di un sipario sollevato per svelare il mistero della forza della luce che affascina il genere umano così tanto da generare una costante tensione verso l’alto. L’artista traduce questa sua emozione ritraendo figure umane disposte entro corridoi luminosi ascensionali- “attrazioni” appunto come è spiegato nel titolo- che convergono immancabilmente ed inesorabilmente verso la potente forza luminosa del sole.

Catia Seri– “E LA LUCE FU…” – Qualcosa di mistico traspare dal lavoro dell’artista Catia Seri “e la luce fu”. In un chiarissimo spazio infinito, solo a tratti orlato di un profondo scuro, occupa gran parte del quadro una grande, vaporosa e leggera matassa fatta di vorticosi sottilissimi fili bianchi, gialli e lilla, restando sospesa tra dita violette appena delineate nell’atto di porgere il dono prezioso della luce con i suoi bagliori dorati che illuminano e attraversano tutta la tela, alludendo forse a quel magico momento prima della Creazione.

Maria Sole Sollazzi– “IL SOLE” – Il lavoro di Maria Sole Sollazzi “Il sole” emana una forte positività e gioia: ci si sente pervasi da una grande ondata di allegria suggerita forse dalle molteplici varietà delle calde tinte che colorano e ravvivano un paesaggio ridente con campi chiazzati di bruno, di verde, giallo e arancione, percorso e squadrato da innumerevoli sentieri che sembrano scorrere come saettanti canali di luce mentre si allungano al di sotto di una lontana montagna illuminata da un enorme sole rovente che arrossa gran parte del cielo.

Maria Grazia Addari Inconfondibile per tecnica e colore nella dominanza degli azzurri, il suo tondo “ENERGIA VITALE” in cui una fantasmagorica natura in movimento con piante, fiori, uccelli, colombe di pace, volteggia nella parte superiore intorno alla giovane figura di donna che – conscia della sua evoluzione verso un pieno riscatto dal predominio maschile- vibra in un entusiastico guizzo liberatorio. L’uomo si trova infatti nella parte inferiore del quadro, immerso in un elemento acquoso simbolo di vita, coinvolto in un turbinio di pesci, conchiglie, stelle marine, alghe variegate di madreperla: ambedue però si uniranno nel raggiungimento dello squarcio di Luce che si apre nello sfondo.

Stare di fronte a “LUCE LUNARE” di Vittorino Ugolini ha creato una comunicazione triangolare tra Autore, Opera e Spettatore, in quanto quest’ultimo viene inconsciamente attirato fin dentro il quadro. Il faro di luce che emerge da un buio profondo e che sembra voler illuminare un pianeta che si affaccia solo lateralmente nella composizione, in realtà coinvolge a tal punto chi osserva da “ inchiodarlo” come su un palcoscenico, trasformandolo da spettatore in attore protagonista, di fronte a “un pubblico invisibile”, fino ad indurlo ad esprimere le sue tensioni e reazioni emotive.

Un’altra grande emozione si prova di fronte a “PRINCIPIO”di Mari Clemente. La dinamica macchia cromatica che emerge all’improvviso e con un tratto energico da un buio profondo che copre gran parte del quadro, sembra voler trasportare all’esterno un’energia nascosta, forse sofferta, accompagnandola con una vibrazione sonora, anzi, a dir meglio, una vera e propria esplosione. Un forte e inaspettato “bang” che colpisce al cuore e apre la mente!

Liliana Ummarino In questo lavoro “LUX” l’artista non smentisce la sua energia interiore e passionalità quando con dense pennellate di rosso sanguigno – metafora di Unione e Amore – avvolge in un vortice le figure nel centro della composizione: un uomo soltanto abbozzato, resta in secondo piano come sconcertato e affascinato dalla presenza di una donna che lo sovrasta in assoluta posizione dominante mentre campeggia sulla tela come simbolo de l’origine du monde e della vita stessa. Un cromatismo delicato nei toni sfumati di celeste e rosa veste la composizione di una atmosfera sognante e di coinvolgente emozione.

Ada Risi– “VERSO LA LUCE” – Calde pennellate color oro volano intorno alla tela occupando gran parte del cielo macchiato di tempestosi blu e molteplici azzurri schiariti dal bianco di una fonte di luce. La dinamica disposizione di quelle forme gialle che si allungano leggere in un girotondo festoso – come fossero piume alate, incurvate dal vento – costringono lo sguardo ad inseguirle verso la meta luminosa posta nel centro della composizione.

Primo Gambini– “LUCE DELL’ANIMA” – Nel denso caldo colore ricco di variazioni dal rosa shocking al fuxia e viola si aprono squarci e vaporose volute creando al centro del quadro la tenera immagine di un enorme e palpitante cuore che dischiude le sue cavità più profonde in cui si delinea una luminosa forma femminile. È questa la visione dell’artista Gambini nel rappresentare quella forza così intensa e vitale della luce che è racchiusa – a volte addirittura imprigionata come una bella principessa- nel petto di ciascuno di noi.

Giselda Cacciani: – “PENSIERO DI LUCE” – Le fredde pennellate blu sottolineate da scuri tratteggi verticali luminescenti, a volte squarciati da strappi più chiari, si trasformano via via in setosi grigi che fanno convogliare lo sguardo al centro della tela: il sipario madreperlaceo si è aperto su di una bruna figura di donna immobile e assorta che resta in piedi ipnotizzata in quel cono di luce dove solo il pensiero sembra espandersi per cercare, con il volto all’insù, un contatto con il mondo ultraterreno.

Antonello Anappo: – “FOTO-FORTE PORTUENSE” – La scelta dell’artista nel proporci questa foto, pare dettata dal desiderio di esprimere quello stato di attrazione e fascinazione che si prova quando si è investiti da una abbagliante luminosità la quale – oltre che svelare luoghi e forme – accende nella mente l’anelito di conoscenze, di verità, di armonia e di spiritualità, permettendo così di sperimentare l’emozione nell’attesa della Rivelazione.

Altri Artisti Soci si sono aggiunti via via nella Mostra Itinerante La Cultura della Luce” 2012:

Prima ancora di osservare il contributo artistico di Anna Grazia Pozzi –“AURORA BOREALE”- il titolo stesso colpisce l’immaginario dello spettatore poiché, come avviene con il movimento della bacchetta del direttore di orchestra, esso subitamente prelude ed evoca quella gamma di colori che poi puntualmente sul quadro esplodono nell’armonia delle sfumature di ondulati gialli e verdi attorniati da pomposi rossi e azzurri mentre aprono uno squarcio luminoso nel denso blu che occupa gran parte della base del dipinto. Ma proprio in questa oscurità, tanto simile alla notte dei pensieri, l’artista vuole penetrare accendendo di bianco numerose gemme lampeggianti sulla tela lungo un vigoroso ramo d’albero che, colto al risveglio della sua forza rigeneratrice, si snoda e si protende attraversando tutta la tela per cercare di illuminare   con la sua energia vitale il misterioso buio dell’ignoto.

Stefania Tanca-“LUCI ALL’OMBRA DELL’OMRELLONE” – Sia l’estrema semplificazione nella scelta del soggetto e del cromatismo –un grande ombrellone bianco saldamente ancorato a terra svetta in uno spazio quasi tutto nero- sia la composizione realizzata con linee diritte e precise esprimono la forte e ben strutturata personalità dell’artista che certa della sua energia e chiarezza interiore, sembra alzare le braccia aperte contro l’indifferente buio che la sovrasta a protezione di quella rigogliosa pianta dalle foglie rosate illuminate dai bagliori di una lampada simile ad un cuore pulsante: la bianca immagine posta al centro del quadro racconta così la sua solitudine nello sforzo di donare luce e amore ed al tempo stesso sottolinea la sua difficoltà nel penetrare l’insensibile oscurità, spazzando tutto quello spazio intorno con bianchi tratti di pennello.

Stefania Limatola– “LA CULTURA DELLA LUCE: LUCE SULLA CULTURA” – Colpisce il forte dinamismo compositivo e cromatico nella rappresentazione di una scultorea classica figura che campeggia nel centro del quadro colta nell’atletico atteggiamento di sollevarsi dall’oscurità concentrata in una metà del dipinto mentre le sue braccia si caricano nello slancio investite dall’alto da una vorticosa e saettante luce frammentata in sferzanti pennellate penetranti il buio. Nell’energico e giovane corpo che ancora più vigorosamente prende vita mentre si libera e fuoriesce dal precedente, sembra che l’Artista voglia tradurre il suo credo culturale materializzando sulla tela proprio il Mito della Cultura: la sua nascita -simile all’ardita Minerva- è il frutto di una mente aperta e la sua rinascita si concretizza allorquando essa è investita dalla luce delle conoscenze e delle molteplici energie intellettuali.

Piera Cauti“ATTRAVERSO L’INFINITO” – Quel basso muretto di pietre squadrate sovrastate da un’arcata di scuri mattoni ed un varco che luminoso si apre tra due lontanissime montagne inondate di fittissimi raggi di luce radiosa evocante una mistica aureola, sembrano indicare rispettivamente il punto di partenza e la meta del difficile cammino da percorrere lungo immaginari sentieri tra colline e alture disegnate nel centro della tela fino a passare “attraverso l’infinito” come spiegato nel titolo. Il quadro racconta così la metafora di un viaggio (forse alla ricerca di verità?… di felicità?…) all’interno della mente o dell’anima; e per meglio sottolineare la fatica e la difficoltà di tale percorso, l’abile matita dell’artista utilizza il forte contrasto cromatico ed elementi simbolici che lasciano all’osservatore la lettura di una teoria degli opposti (l’apertura ariosa e luminosa sfonda il buio e duro muro; una giovane e rigogliosa pianta è posta davanti ad un albero rinsecchito, forse morto; il vicino e il lontano; l’oscurità e la luminosità).

Ivan Pecoraro- “SINTESI” – Nelle recenti composizioni il poliedrico artista esprime il desiderio di voler sperimentare un altro percorso stilistico che lo porta a scavalcare i confini della perfezione descrittiva per poter penetrare la materia stessa, frammentarla ed inseguire la luce con abili e vivaci tocchi di pennello che ora sulla tela esplodono in un cromatismo pulsante e armonioso dando vita ad una fantasmagorica nebulosa che lascia all’osservatore la piacevole sensazione di un caldo abbraccio e l’emozione di essere stato tuffato all’interno di una soffice e variopinta trama di lana mohair vista al microscopio.

Elvira Calabrese“NELLA LUCE D’ESTATE” – Come palloncini colorati appena liberati che salgono verso l’alto così fluttuano nell’aria in una dinamica composizione quelle forme geometriche che si allungano, si attorcigliano, si addolciscono e assumono lineamenti di profili femminili lasciando sulla tela l’immagine di maschere volanti che si fronteggiano quasi attonite con occhi socchiusi e labbra serrate in un misterioso silenzio quasi a celare pensieri sospesi che si librano “nella luce d’estate” così calda e luminosa da far cambiare colore persino al cielo poiché ora il suo azzurro è fuso nel quadro col giallo del sole.

Emi De Meis“LUCE DELL’ALBA” – La presenza di nubi scaldate da tinte rosate e depositate lungo un orizzonte marino tra cui fa capolino un sole nascente mentre dà luce al celeste del cielo ancora dorato, rimanda all’emozione di quel momento di sospensione, di incanto e di attesa delle promesse del nuovo che arriva: la stessa tensione mista ad una sottile leggera ansia nell’ immaginario dell’artista si traduce sulla tela anche nelle vibrazioni di caldi colori lasciati sulle onde.

Prof.ssa Valeria Pallante

Roma, 28-12-2012