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Piazza Mignanelli

di Redazione Artarvalia

 

Piazza Mignanelli, situata tra piazza di Spagna e la rampa Mignanelli che conduce a Trinità de' Monti, prende il nome dal palazzo Mignanelli che qui sorge e fa da sfondo alla piazza. L'edificio fu costruito a fine Cinquecento dall'architetto Moschetti per la famiglia Gabrielli e solo in seguito al matrimonio tra Maria Gabrielli e Giovanni Mignanelli nel 1615 passò ai Mignanelli, una famiglia originaria di Siena. Il palazzo sorge sulla zona dove erano gli antichi Horti Luculliani, i giardini fatti costruire dopo il 63 a.C. da Lucio Licinio Lucullo, costituiti da una serie di terrazzamenti e rampe e conclusi da un emiciclo porticato corrispondente proprio a piazza Mignanelli. Originariamente il palazzo si componeva di due piani, scanditi orizzontalmente da marcapiani e di una sopraelevazione, caratterizzata da paraste, che sorgeva soltanto sulla metà destra dell'edificio; il fianco destro terminava con un muro a scarpa, mentre quello sinistro era bugnato, la scritta BANCA ROMANA spicca sulla facciata. L'edificio rimase così, quasi incompleto, sia con i Mignanelli che con i Gentileschi, subentrati nel 1870, finché nel 1887 l'edificio fu portato a termine dall'architetto Andrea Busiri Vici, il quale provvide al rinnovamento della facciata e ad un ampliamento dell'edificio stesso, che si estese là dove un tempo sorgeva il giardino. I lavori furono sovvenzionati dalla Sacra Congregazione di Propaganda Fide, nuova proprietaria dell'edificio. Il palazzo odierno, composto di tre piani, si apre con un bel portale ad arco bugnato, decorato con due putti in stucco che sostengono un globo e le lettere S.C.P.F., Sacra Congregazione della Propaganda Fide che nell'edificio insediò la sua Scuola e la Tipografia Poliglotta. Dal 1834 al 1865 l'edificio fu affittato alla Banca Romana. La Banca Romana, già Banca dello Stato Pontificio, dal 1874 fu uno dei sei istituti d'emissione del Regno d'Italia. Nel 1893, su denuncia del deputato Colajanni, furono scoperte gravi irregolarità di gestione della Banca che sfociarono in uno scandalo dal quale fu travolto il primo governo Giolitti: ne seguì una riforma bancaria che riservò il diritto d'emissione alla sola Banca d'Italia. Nel 1848 al pianterreno del palazzo fu ospitato il Circolo dei Francesi, frequentato da azionisti e dirigenti della banca. Oggi palazzo Mignanelli ospita la sede centrale dell'azienda di alta moda dello stilista Valentino. Dal lato di via Frattina sorge il Palazzo di Propaganda Fide, di proprietà della Santa Sede con la facciata, progettata dal Borromini. L’edificio è la sede del collegio gesuita della Santa Sede fondato nel 1622 da Papa Gregorio XV con il duplice scopo di diffondere il cristianesimo nelle zone dove ancora l'annuncio cristiano non era giunto e difendere il patrimonio della fede nei luoghi dove l'eresia aveva messo in discussione la genuinità della fede. Il primo architetto incaricato dei lavori fu Gian Lorenzo Bernini, ma il Papa Innocenzo X lo sostituì in seguito con Francesco Borromini, perché più in linea i suoi gusti. La facciata del Borromini è disposta intorno ad imponenti pilastri tra i quali le finestre delle ali laterali sono curvate verso l’interno mentre quelle centrali sono curvare verso l’esterno. Questo continuo movimento della facciata viene considerato uno dei più interessanti esempi dell’arte barocca di Roma. Per disposizione di Giovanni Paolo II, il termine latino “Propaganda Fide” è stato sostituito con “Evangelizzazione dei Popoli” al fine di rendere più chiaro il suo scopo.

Di fronte svetta la colonna dell'Immacolata Concezione, che fu innalzata due anni dopo la proclamazione del dogma (1852). La colonna dell’Immacolata Concezione, risalente all’epoca dell’antica Roma, fu ritrovata nel 1777 durante alcuni scavi archeologici all’interno del Monastero di Santa Maria della Concezione in Campo Marzio. Fu collocata a Piazza di Spagna nel 1857 da 200 vigili del fuoco diretti dall’architetto modenese Luigi Poletti per espressa volontà di Papa Pio IX in memoria del dogma dell’Immacolata Concezione. Alta in totale più di 29 metri, si poggia su un basamento di forma ottagonale di marmi policromi, ornato agli angoli dalle quattro statue bronzee dei profeti Mosè, David, Isaia ed Ezechiele e da quattro bassorilievi degli artisti Giovanni Maria Benzoni, Nicola Cantalamessa Papotti e Pietro Galli raffiguranti “La definizione del dogma”, “Il sogno di San Giuseppe”, “L’incoronazione di Maria in Cielo” e “L’Annunciazione”. Alla sua estremità si trova un’imponente statua in lega di ottone e bronzo della Vergine, opera dello scultore neoclassico Giuseppe Obici. Ogni anno, l’8 dicembre, festa dell’Immacolata, i vigili del fuoco, in presenza del Papa, salgono fin sulla statua per deporvi una ghirlanda di fiori.

Nel lato sud-est di Piazza di Spagna si trova il palazzo dell’Ambasciata di Spagna, da cui prende il nome la piazza. Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede Il Palazzo di Spagna, un tempo di proprietà dei baroni Monaldeschi, fu acquistato dagli spagnoli nel XVII e divenne ambasciata della nazione presso la Santa Sede. Furono apportate numerose modifiche da Antonio del Grande, in collaborazione con Francesco Borromini che però non seguì i lavori perché troppo impegnato in altri progetti. Fu costruito un nuovo grande androne dalle volte sostenute da colonne binate, un maestoso scalone con parapetto a pilastrini e un cortile con loggiato chiuso da finestroni separati da paraste con lo stemma dei re spagnoli sul capitello. Due secoli dopo l’architetto spagnolo Antonio Celles modificò gran parte della facciata. Sul muro in fondo al cortile del palazzo fu costruita nel 1953 una fontana al posto di una precedente ormai fatiscente. Soprelevata su alcuni gradini, la fontana giace in una grande nicchia con cupola a conchiglia, al centro della quale un mascherone rovescia l’acqua che scende in una serie di tre vaschette semicircolari decrescenti fino a giungere nella grande vasca di raccolta.

 PIAZZA DI SPAGNA . La monumentale scalinata di 135 gradini fu inaugurata da papa Benedetto XIII in occasione del Giubileo del 1725; essa venne realizzata (grazie a dei finanziamenti francesi del 1721-1725) per collegare l'ambasciata borbonica spagnola (a cui la piazza deve il nome) alla chiesa di Trinità dei Monti. Venne progettata sia da Alessandro Specchi che da Francesco De Sanctis dopo generazioni di lunghe ed accese discussioni su come il ripido pendio sul lato del Pincio dovesse essere urbanizzato per collegarlo alla chiesa. La sontuosa, aristocratica scalinata, posta all'apice di un lungo asse viario che portava al Tevere, fu disegnata in modo che avvicinandosi gli effetti scenici aumentassero man mano. Tipico della grande architettura barocca era infatti la creazione di lunghe, profonde prospettive culminanti con quinte o sfondi a carattere monumentale. La scalinata è stata restaurata nel 1995. All'angolo destro della scalinata vi è la casa del poeta inglese John Keats, che vi visse e morì nel 1821, oggi trasformata in un museo dedicato alla sua memoria e a quella dell'amico Percy Bysshe Shelley, piena di libri e memorabilia del Romanticismo inglese. All'angolo sinistro c'è, invece, la sala da tè Babington's fondata nel 1893.

 Al centro di Piazza di Spagna si trova la Fontana della Barcaccia, opera commissionata da papa Urbano VIII all’artista Pietro Bernini anche se si suppone che fu realizzata in realtà dal figlio Gian Lorenzo. La fontana ricorda una storica alluvione del 1598, che consentì alle barcacce, tipiche imbarcazioni fluviali per il trasporto di merci, di raggiungere dal Tevere il punto in cui si trova oggi la fontana. Sulla bellissima barca si possono notare gli stemmi di Papa Urbano VIII e alcuni emblemi araldici della famiglia Barberini, come il sole e le api. Fu costruita in una piscina di forma ovale appena sotto il livello del suolo, un espediente adoperato per risolvere il problema dell’insufficiente pressione dell’Acquedotto dell’Acqua Vergine che non avrebbe permesso all’acqua di fuoriuscire dalla fontana. E’ una barca simmetrica, con poppa e prua identiche. Dalla poppa e dalla prua della barcaccia due bocche di cannoni versano acqua a ventaglio, mentre nella parte centrale da una vaschetta sgorga uno zampillo d’acqua. Dopo averla riempita completamente, l’acqua ricade nella piscina. Oltre al ricordo storico, la fontana ha anche un significato allegorico legato alla chiesa cristiana: l’acqua purificatrice, che fluisce dagli emblemi papali, identifica il ruolo del Papa come conciliatore tra cielo e terra. Inoltre l’acqua, capace di spegnere il fuoco dei cannoni, simboleggia l’intenzione della Chiesa di Roma di portare la pace nell’Europa al tempo sconvolta dalle guerre di religione.

Davanti alla fontana si stende via dei Condotti che apre in maniera scenografica la visuale della piazza fino al Tevere. Il nome deriva dalle condutture dell'Acqua Vergine che nel XVI secolo Gregorio XIII fece derivare dal "bottino" (serbatoio) del Pincio (bottino che ancor oggi da il nome ad un vicolo lì presso), per servire la parte bassa del Campo Marzio. Al di là del Corso, infatti, il tracciato prosegue rettilineo, pur cambiando nome in "via della Fontanella di Borghese". Oggi via dei Condotti è una delle vie dei negozi di lusso: le più grandi firme dell'abbigliamento, della pelletteria e della gioielleria possiedono una boutique in questa strada.

Architetto Aurora Resta

 

(on line dal 20/09/2009, 2652 visite)

 

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