Canova, il segno della gloria

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Il Museo di Roma, ospitato nel Palazzo Braschi , espone fino al 14 aprile 2013, la Mostra “Canova, il segno della gloria”.

Prima di analizzare i contenuti di questa Mostra, è necessario soffermarsi sulla meravigliosa sede ospitante: il Palazzo Braschi vicino Piazza Navona, che conserva opere realizzate principalmente tra il Cinquecento e il Novecento. In questo spettacolare palazzo ci sono opere di artisti importanti, sia italiani che stranieri, come, per il Settecento, Pompeo Batoni e Joshua Reynolds o Ippolito Caffi con le sue vedute romane dell’Ottocento. Al secondo piano sono presenti affreschi, dipinti e sculture provenienti dalle raccolte di alcune rinomate famiglie romane quali Barberini, Torlonia e Rospigliosi.

Per meglio comprendere la Mostra “Canova, il segno della gloria”, bisogna sapere che Antonio Canova è un artista attivo e fecondo fra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. Questi secoli sono incredibilmente importanti sia a livello storico che artistico: infatti vengono riscoperte le città vesuviane di Ercolano e Pompei, le quali determinarono la nascita di uno movimento definito Neoclassico, che vedeva nell’arte antica un modello di riferimento. Questo è inoltre il periodo dell’Illuminismo, della Rivoluzione Industriale, della Rivoluzione Francese e della conseguente ascesa di Napoleone Bonaparte. Avvenimenti che culmineranno con il Congresso di Vienna (1814-1815), ove Canova si impose per la restituzione del patrimonio artistico italiano sottratto da Napoleone.

Riconosciuto da tutti come grande scultore, Antonio Canova, viene presentato a Palazzo Braschi in modo decisamente particolare poiché viene mostrato il retroscena delle sue opere. L’intento della mostra è di far conoscere ciò che ha permesso all’artista di raggiungere tali incredibili risultati: il pensiero dell’artista e la fase progettuale dell’opera. Gli ambienti del primo piano ospitano 79 disegni, scelti fra i circa 1800 che costituiscono la raccolta, provenienti dal Museo civico di Bassano del Grappa (Veneto) donati da Giovan Battista Sartori Canova, fratello dell’artista. In mostra sono presenti anche alcune sculture, come un busto realizzato in gesso (Autoritratto), ove si possono notare i segni dei punti usati da Canova per prendere le misure nella trasposizione in marmo, alcuni dipinti come il Ritratto della famiglia Vitali e diversi intriganti studi su tela.

Molto significativa è la parte dedicata ai disegni esposti secondo due chiavi di lettura: l’interesse dell’artista nei confronti delle opere antiche e il rapporto da lui tenuto con i grandi del suo tempo. Si posso ammirare studi di sculture antiche come Castore e Polluce, il Gladiatore Borghese e disegnii di opere da realizzare : Ercole furioso scaglia Lica in mare, Paolina Bonaparte Borghese come Venere Vincitrice, le cui statue sono conservate a Roma rispettivamente alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e alla Galleria Borghese; inoltre troviamo studi di progetti per la realizzazione di rinomati e ammirati monumenti funebri, a Vittorio Alfieri( stele che si trova all’interno della chiesa Santa Croce di Firenze), a Maria Cristina d’Austria, a Napoleone Bonaparte e a molti altri importanti personaggi del suo tempo.

Sono presenti anche delle bellissime copie di acqueforti commissionate da Canova, a Domenico Marchetti, eseguite da Giovanni Tognoli, quando l’artista decideva di regalare alcuni dei suoi disegni, per avere sempre a disposizione un corpus aggiornato e completo delle sue opere. La sua raccolta, lasciata in eredità al fratello, è una delle più grandi che si siano ad oggi conservate.

Le parole di Leopoldo Cicognara, storico dell’arte e grande amico di Canova, racchiudono perfettamente il modus operandi dell’artista: “solea gittare in carta il suo pensiero con pochi e semplicissimi tratti, che più volte ritoccava e modificava”. La mostra permette, infatti, di cogliere quel particolare momento intangibile, l’attimo dell’idea, e vedere come esso si sviluppa e progredisce fino a divenire qualche cosa di consistente, presente nello spazio, concreto.

Ivia Troianelli